Non esiste un unico luogo al quale attribuire la nascita del turismo esperienziale.
È utile distinguere le pratiche di viaggio dalla loro interpretazione economica. Un riferimento teorico importante è statunitense: nel 1998 B. Joseph Pine II e James H. Gilmore pubblicano sulla Harvard Business Review l’articolo "Welcome to the Experience Economy".
Gli autori descrivono le esperienze come un’offerta economica distinta dai beni e dai servizi, capace di coinvolgere personalmente il cliente.
Il 1998 non è quindi “l’anno in cui nasce il turismo esperienziale”. È una tappa importante nella comprensione del valore economico delle esperienze.
Applicata al viaggio, questa prospettiva sposta l’attenzione: trasporti, pernottamenti e visite non scompaiono, ma diventano gli strumenti attraverso cui rendere possibile ciò che il cliente desidera vivere.
Esistono inoltre progetti strutturati precedenti alla pandemia. Slow Food Travel, avviato nel 2016, propone un turismo fondato sull’incontro con produttori, cuochi e comunità locali, collegando il viaggio alla conoscenza delle culture alimentari.











