Turismo esperienziale: cos’è e che cosa cambia davvero per agenzie e tour operator

Alessio Levi-Minzi • 23 ottobre 2026

Al TTG di quest’anno, confrontandomi con diversi professionisti, ho ritrovato una difficoltà che merita attenzione: il turismo esperienziale suscita interesse, ma quando si passa dalla definizione alla costruzione dell’offerta le idee diventano meno chiare.


Come si progetta un’esperienza autentica? Che cosa la distingue da un’attività che il cliente può trovare autonomamente su GetYourGuide o su piattaforme simili? E quale valore può aggiungere un’agenzia, se quella stessa attività è già prenotabile online?


In Infovacanze abbiamo spostato da anni l’attenzione anche su questo fenomeno, ampliando il nostro focus oltre le proposte più tradizionali: viaggi, villaggi, tour e crociere. Per questo, durante la fiera, mi interessava capire soprattutto dove gli operatori incontrassero le maggiori difficoltà.


La mia impressione è che molti abbiano colto il potenziale commerciale del turismo esperienziale, ma meno persone abbiano fatto proprio il cambiamento che richiede: partire da ciò che il viaggiatore desidera vivere, e costruire intorno a quel desiderio un prodotto affidabile.

È questo il punto da cui partire per comprenderne opportunità e limiti.

Che cos’è il turismo esperienziale?


Possiamo definire il turismo esperienziale come un modo di progettare il viaggio che mette al centro il coinvolgimento del viaggiatore e la relazione con il luogo: le persone, i saperi, l’ambiente e le attività che ne esprimono l’identità.

Non è una definizione normativa, ma una sintesi operativa coerente con gli elementi individuati da Skift Research: autenticità, immersione, partecipazione e comprensione della cultura locale.


La parola chiave è coinvolgimento. Può avvenire attraverso un’attività pratica, ma anche grazie a una conversazione, all’osservazione guidata o alla comprensione di qualcosa che, da soli, non avremmo saputo leggere.


Visitare un laboratorio artigianale, per esempio, può essere interessante. Comprendere perché l’artigiano utilizza un materiale, confrontarsi sulle sue scelte e provare una fase della lavorazione introduce una relazione diversa con quel luogo.

Questo non significa che ogni visita debba trasformarsi in un laboratorio. Né che il cliente debba necessariamente cucinare, raccogliere o costruire qualcosa. Un’attività manuale senza contesto può essere meno significativa di un incontro ben condotto.

Esperienziale non significa automaticamente autentico


Nel progettare un’offerta, userei un criterio semplice: il legame con il territorio deve essere riconoscibile nel contenuto, non soltanto nella descrizione commerciale.

Se un’attività potrebbe svolgersi ovunque, senza cambiare interlocutori, racconto e significato, il suo legame con la destinazione è probabilmente debole.

È un criterio di valutazione, non una certificazione. Serve però a distinguere una proposta costruita intorno a un luogo da un format al quale è stato aggiunto uno sfondo locale.

Dove nasce il turismo esperienziale

degustazione di formaggi tra le colline toscane

Non esiste un unico luogo al quale attribuire la nascita del turismo esperienziale.


È utile distinguere le pratiche di viaggio dalla loro interpretazione economica. Un riferimento teorico importante è statunitense: nel 1998 B. Joseph Pine II e James H. Gilmore pubblicano sulla Harvard Business Review l’articolo "Welcome to the Experience Economy". 

Gli autori descrivono le esperienze come un’offerta economica distinta dai beni e dai servizi, capace di coinvolgere personalmente il cliente.


Il 1998 non è quindi “l’anno in cui nasce il turismo esperienziale”. È una tappa importante nella comprensione del valore economico delle esperienze.


Applicata al viaggio, questa prospettiva sposta l’attenzione: trasporti, pernottamenti e visite non scompaiono, ma diventano gli strumenti attraverso cui rendere possibile ciò che il cliente desidera vivere.


Esistono inoltre progetti strutturati precedenti alla pandemia. Slow Food Travel, avviato nel 2016, propone un turismo fondato sull’incontro con produttori, cuochi e comunità locali, collegando il viaggio alla conoscenza delle culture alimentari.

Dopo il Covid: che cosa è cambiato e che cosa possiamo dimostrare


Il turismo esperienziale non nasce dopo il Covid. Il periodo post-pandemico rappresenta però un contesto importante per la sua evoluzione.

Skift Research descrive un mercato delle esperienze nel quale assumono rilievo la ricerca di autenticità, l’immersione nella cultura locale e il desiderio di avvicinarsi alla vita dei luoghi. La stessa analisi riconosce che l’orientamento verso le esperienze precedeva la pandemia.



Occorre distinguere la ripresa dei flussi turistici dal cambiamento delle motivazioni. Secondo UN Tourism, nel 2024 gli arrivi turistici internazionali hanno raggiunto circa 1,4 miliardi, recuperando il 99% dei livelli del 2019. Questo dato misura il ritorno dei viaggi, non dimostra da solo che i turisti cerchino esperienze più autentiche.


Anche i segnali commerciali più recenti vanno letti nel loro perimetro. Arival e Phocuswright descrivono una crescita del comparto tour, attività e attrazioni, accompagnata da difficoltà nella digitalizzazione e da andamenti della spesa non uniformi. Il comparto comprende però offerte molto diverse: non possiamo utilizzarlo come misura esatta del solo turismo esperienziale.


La conclusione più solida è quindi meno sensazionalistica di molti slogan: non tutti hanno cambiato modo di viaggiare, ma esiste una domanda che richiede agli operatori di ragionare più a fondo sul contenuto della vacanza.

Quando l’esperienza diventa il motivo per partire

caccia al tartufo nei boschi toscani

Il cambiamento più interessante riguarda l’ordine con cui viene costruito il viaggio.


Una possibilità è scegliere la destinazione, prenotare il soggiorno e decidere successivamente che cosa fare. Un’altra è desiderare un’esperienza e scegliere luogo, periodo e organizzazione in funzione di quella.


Skift Research individua nelle esperienze anche possibili motivazioni primarie del viaggio e occasioni per prolungare il soggiorno.


Pensiamo, come esempi progettuali, a un weekend dedicato alla conoscenza di una produzione artigianale o a un itinerario costruito intorno agli incontri con chi lavora un territorio.


In queste proposte l’attività non riempie un pomeriggio libero: contribuisce a determinare la scelta del viaggio.


Lo stesso principio può applicarsi a una vacanza lunga, a un fine settimana o a un’uscita vicino casa. Non è la distanza a rendere significativa una proposta, ma la qualità di ciò che rende possibile.

Tre esempi concreti: come le agenzie possono dare forma al turismo esperienziale

In Infovacanze questo orientamento ha portato anche alla creazione di Expitalia, un portale dedicato al turismo esperienziale proposto dalle nostre agenzie. Lo abbiamo sviluppato secondo un modello B2B2C: le agenzie costruiscono e propongono l’offerta, mentre il portale la rende accessibile sia ai viaggiatori sia alle altre agenzie di viaggi.


L’obiettivo è mettere in relazione i professionisti che conoscono e operano sul territorio con chi cerca esperienze da vivere o da proporre ai propri clienti.

Avere uno spazio dedicato, però, non sostituisce il lavoro sul prodotto: ogni proposta deve chiarire che cosa si farà, come si parteciperà e quale valore avrà per chi la sceglie.


Per capire come questo approccio si traduca in offerte concrete, vediamo tre proposte delle agenzie del network pubblicate su Expitalia. Le ho scelte perché mostrano modi diversi di costruire un’esperienza: l’incontro con una competenza specialistica, l’apprendimento di una lavorazione e la condivisione di un sapere domestico.


Non sono modelli da riprodurre ovunque. Sono esempi utili per capire quali elementi valutare quando si passa dall’idea al prodotto.

esperienza con falchi in toscana

Falconieri per un giorno: conoscere attraverso l’incontro con chi pratica un sapere


“Falconieri per un giorno”, proposta da Etruscan Experience in Maremma, si svolge all’agriturismo La Pulledraia con il team di Progetto Migratoria. La scheda prevede l’osservazione ravvicinata dei rapaci, spiegazioni per imparare a riconoscerli, dimostrazioni di volo e momenti di avvicinamento assistito. Il programma comprende anche una cena con prodotti dell’agriturismo.


L’elemento interessante, dal punto di vista progettuale, è la presenza di interlocutori con una competenza specifica. Non si tratta soltanto di vedere animali da vicino: il programma crea occasioni per comprenderli attraverso le spiegazioni e l’assistenza dei falconieri.


Per un’agenzia, questo esempio suggerisce una domanda utile: quali persone del territorio possiedono conoscenze che possono diventare accessibili al visitatore attraverso un incontro ben organizzato?


La risposta non dovrebbe limitarsi a individuare un’attività spettacolare. Occorre capire che cosa il partecipante potrà imparare, quale interazione sia effettivamente prevista e quali condizioni debbano essere rispettate. In una proposta che coinvolge animali, considererei inoltre indispensabile verificare con l’organizzatore modalità di interazione, misure di sicurezza e criteri di benessere animale. Sono aspetti da chiarire prima della vendita, non da presumere sulla base del fascino dell’attività.


Per approfondire il lavoro dell’operatore sul territorio, nell’intervista ad Adj Gorodetzky abbiamo raccontato il percorso di Etruscan Experience e Maremma Escursioni

corso di cucina per turisti a Sorrento

Pizza e mozzarella a Sorrento: passare dall’assaggio alla comprensione


La “Pizza&Mozzarella experience”, proposta da So...Rentour! a Sorrento, è descritta come un’attività di tre ore nella cucina di una famiglia sorrentina, per un massimo di dieci persone. Il programma comprende la preparazione dell’impasto e la stesura della pizza, un corso di preparazione della mozzarella e il consumo di quanto realizzato, accompagnato da altri elementi della proposta gastronomica.


Qui il punto di partenza è un prodotto conosciuto. Proprio per questo, il valore dell’esperienza deve emergere da ciò che accade durante l’attività: seguire una lavorazione, provare alcuni gesti, ricevere spiegazioni e confrontarsi con chi insegna.


La dimensione del gruppo è un elemento concreto da valutare: la scheda indica un massimo di dieci partecipanti e un’assistenza durante la preparazione. È una caratteristica organizzativa che contribuisce a definire la promessa del prodotto, anche se da sola non basta a dimostrarne la qualità.


Per agenzie e tour operator, l’insegnamento è che non occorre cercare sempre un tema sconosciuto. Si può lavorare anche su qualcosa di familiare, purché si chiarisca che cosa il cliente potrà comprendere e fare rispetto a una normale occasione di consumo.


La descrizione commerciale dovrebbe rendere evidente proprio questo passaggio: non soltanto “pizza e mozzarella a Sorrento”, ma quali lavorazioni si affrontano, come si partecipa e quale rapporto si crea con chi conduce l’incontro.


Nell’intervista a So...Rentour! approfondiamo la conoscenza dell’agenzia che propone questa esperienza.

laboratorio di pane e pizza in borgo siciliano

Pane e pizza casalinga: progettare intorno ai saperi quotidiani


“L’arte del pane e della pizza casalinga”, proposta da Madonie Travel Service, è un’attività di quattro ore che comprende spiegazione delle ricette e degli ingredienti, lavorazione dell’impasto e pranzo con i prodotti preparati. La descrizione dedica spazio alla lievitazione naturale, alla scelta delle materie prime e alla preparazione dei condimenti con prodotti locali.


Rispetto all’esempio precedente, il tema non è soltanto imparare una preparazione. La proposta pone l’accento sulla cucina domestica, sui gesti tramandati e sul momento conviviale. Il pranzo con ciò che si è preparato conclude il percorso collegando apprendimento e condivisione.


Questa impostazione suggerisce una possibilità interessante per chi lavora sul territorio: riconoscere il valore di competenze quotidiane che, per chi le pratica, possono apparire ordinarie.


È però necessario fare un lavoro di selezione e contestualizzazione. Pane e pizza sono temi molto diffusi: per rendere riconoscibile una proposta, chiederei quali ricette vengano utilizzate, chi le trasmetta e quale rapporto abbiano con il luogo. Sono questi dettagli a poter trasformare un laboratorio generico in un incontro con un’identità precisa.


La scheda riporta anche informazioni operative: prenotazione obbligatoria, segnalazione preventiva di allergie e intolleranze e possibilità di richiedere un transfer da Cefalù o Palermo. Sono elementi che mostrano un altro lato della progettazione: rendere l’attività concretamente fruibile, oltre che interessante.


Puoi conoscere meglio Madonie Travel Service anche attraverso l’intervista dedicata all’agenzia sul nostro blog.

Che cosa insegnano questi tre esempi


I temi sono diversi, ma il criterio di valutazione può essere lo stesso: capire quale relazione viene resa possibile tra il partecipante, chi conduce l’attività e il contesto.

Per chi costruisce o seleziona l’offerta, distinguerei tre livelli:

  • Il contenuto: che cosa si osserva, si comprende o si impara.
  • La relazione: chi accompagna il partecipante e come favorisce il suo coinvolgimento.
  • L’organizzazione: quali condizioni permettono di mantenere la promessa.


È su questa combinazione che valuterei il prodotto, non sulla sola originalità del titolo.

I due laboratori gastronomici aiutano anche a comprendere un punto emerso nei confronti al TTG: lavorare sullo stesso tema non significa necessariamente proporre la stessa esperienza. Per rendere credibile la differenza, però, bisogna descriverla attraverso persone, gesti, contenuti e modalità di partecipazione. L’aggettivo “autentico”, da solo, non basta.

GetYourGuide non è il problema: il problema è la proposta intercambiabile


Essere presenti su una piattaforma non rende un’esperienza meno autentica. Il canale attraverso cui si acquista e la qualità di ciò che si vive sono questioni diverse.

La difficoltà emersa nei miei confronti al TTG non si risolve quindi cercando soltanto attività assenti dai grandi portali.

La domanda commerciale è un’altra: perché quel cliente dovrebbe scegliere la nostra proposta?

Se l’agenzia ripropone la stessa attività, alle stesse condizioni, senza aggiungere un servizio riconoscibile, la risposta diventa difficile.

Se invece seleziona l’esperienza in funzione del cliente, la inserisce in un itinerario coerente, chiarisce i limiti e gestisce l’organizzazione, il contributo è diverso.


L’esclusività può essere un vantaggio, quando esiste davvero. Non può essere l’unica strategia. Anche la capacità di scegliere bene deve diventare visibile nella proposta e nel preventivo.

Agenzie e tour operator: opportunità diverse, responsabilità da chiarire


Non tutte le imprese devono fare lo stesso lavoro.

Per un’agenzia che seleziona e vende prodotti di altri operatori, suggerisco di concentrarsi su tre aspetti:

  • conoscere il prodotto oltre la scheda commerciale;
  • capire per chi sia adatto e per chi no;
  • spiegare il valore della proposta rispetto all’acquisto autonomo.


Per chi progetta e organizza, il lavoro comprende anche la costruzione del rapporto con i fornitori, la verifica della fattibilità e la gestione delle variabili operative. Sono distinzioni commerciali: prima di combinare e vendere servizi, ruoli, obblighi e coperture applicabili devono essere verificati rispetto alla configurazione concreta dell’offerta.


Un’opportunità non richiede necessariamente di diventare specialisti in tutto. Può essere più sensato approfondire un ambito circoscritto e costruire una rete affidabile, anziché pubblicare un catalogo vasto che si conosce solo superficialmente.

Dalla degustazione al weekend: un esempio di progettazione

degustazione di vino in toscana

Immaginiamo un operatore che voglia costruire un fine settimana intorno alla cultura dell’olio. È un esempio illustrativo, non un caso commerciale reale.

La proposta iniziale comprende due notti, una visita al frantoio e una degustazione. Non è un prodotto sbagliato, ma occorre capire per chi abbia un valore particolare.


1. Individuare il pubblico

Una coppia curiosa di gastronomia, una famiglia con bambini e un gruppo di appassionati possono richiedere contenuti e ritmi diversi.

La progettazione dovrebbe cominciare da questa scelta, non dall’accumulo di attività.


2. Definire ciò che si vuole far comprendere

Il filo conduttore potrebbe essere il rapporto tra paesaggio, lavoro agricolo e prodotto.

L’incontro con il produttore, l’osservazione del territorio e l’assaggio devono contribuire a quel percorso. Non occorre riempire ogni ora.


3. Verificare la promessa

Se comunichiamo la possibilità di assistere alla lavorazione, dobbiamo accertarci che avvenga davvero nelle date previste.

Quando dipende da condizioni variabili, la descrizione deve dirlo e prevedere un’alternativa sensata.


4. Calcolare il lavoro necessario

Il prezzo dovrebbe tenere conto non soltanto delle prestazioni acquistate, ma anche della progettazione, della gestione e dell’assistenza.

Prima di parlare di margine, occorre capire quante ore e quali risorse richieda la proposta.


5. Raccogliere riscontri utili

Oltre al gradimento generale, chiederei che cosa il cliente abbia compreso, quale incontro ricordi e dove abbia trovato distanza tra aspettativa e realtà.


È così che l’esperienza può essere migliorata, senza basarsi soltanto sull’impressione di chi l’ha ideata.

Le nuove sfide: disponibilità, margini e rispetto del territorio


La dimensione esperienziale non elimina le esigenze organizzative. Le rende spesso più visibili.

Un piccolo produttore può offrire un incontro interessante senza avere ancora strumenti, tempi o condizioni compatibili con la distribuzione turistica. Arival descrive infatti un comparto fortemente frammentato, nel quale oltre il 70% degli operatori è costituito da piccole o microimprese.

Questo suggerisce un lavoro di accompagnamento: definire disponibilità, capacità, conferme, lingue, accessibilità, cancellazioni e alternative prima della vendita.


Neppure i margini vanno dati per scontati. Arival segnala che più prenotazioni non equivalgono necessariamente a una maggiore spesa per singola esperienza. La crescita del settore non garantisce quindi la redditività del singolo prodotto.


Infine, c’è un criterio che considero imprescindibile: le persone incontrate devono essere interlocutori del progetto, non elementi di scenografia.

Prima di promettere “la vita autentica del luogo”, chiediamoci chi desideri condividerla, con quali tempi e a quali condizioni. E non usiamo “esperienziale” come sinonimo automatico di “sostenibile”: sono qualità diverse, da motivare separatamente.

Prima di inserire un’esperienza in catalogo


Queste sono le domande che utilizzerei per una prima valutazione:

  1. Quale legame concreto ha con il territorio?
  2. Per quale pubblico è stata pensata?
  3. Chi la conduce e quali competenze possiede?
  4. Che cosa vivrà realmente il partecipante?
  5. Quali condizioni possono modificarla o impedirla?
  6. Il fornitore è pronto a gestire prenotazioni e conferme?
  7. Il prezzo remunera anche il lavoro organizzativo?
  8. Quale valore aggiunge l’operatore che la propone?


Se le risposte restano vaghe, probabilmente è presto per iniziare a promuoverla.

La frontiera non è vendere più attività, ma progettare meglio


Definire il turismo esperienziale “la nuova frontiera” ha senso se non lo presentiamo come una formula destinata a sostituire ogni altra vacanza.

La sua rilevanza, per come la vedo, sta nel rimettere al centro una competenza fondamentale del turismo organizzato: comprendere un desiderio e trasformarlo in una proposta realizzabile.


Il confronto al TTG mi ha lasciato questa convinzione: prima di aggiungere esperienze ai cataloghi, dobbiamo imparare a riconoscerne il valore, verificarne le condizioni e raccontarle senza forzature.


Perché il cliente non dovrebbe tornare a casa con la sensazione di aver acquistato un’attività ben pubblicizzata. Dovrebbe poter riconoscere che quell’incontro, quella comprensione o quel momento hanno dato un significato preciso al suo viaggio.


Note sull'autore

Sono Alessio Levi-Minzi, Direttore Commerciale & Digital Marketing del Network Infovacanze.


Ho iniziato il mio percorso nel turismo nel 2006, aprendo un’agenzia di viaggi su strada a San Donà di Piave come affiliato Infovacanze. Negli anni ho collaborato con la sede centrale prima come agente di viaggi e poi come tutor delle agenzie affiliate.


Dal 2024 seguo le consulenze per chi vuole aprire un’agenzia di viaggi o un tour operator con Infovacanze e le attività di digital marketing del Network. Dal 2008 lavoro inoltre nel digital marketing per PMI.


Trasformo idee in agenzie di viaggi e tour operator specializzati.


  • Nota informativa: i contenuti hanno finalità divulgative. Requisiti, procedure e adempimenti possono variare in base alla Regione, al Comune competente e alle caratteristiche del singolo progetto. Prima di avviare pratiche o assumere decisioni operative, verifica la normativa applicabile con i professionisti competenti.

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